Prova colore e taglio con l'AI, sul tablet del salone — e l'archivio delle clienti che il fornitore non può leggere.
La consulenza si gioca a parole: «un castano più caldo», «un biondo, ma non troppo». La cliente non riesce a immaginare il risultato, il dubbio la fa ripiegare sul servizio sicuro, e il salone perde il lavoro che vale di più.
Specchio virtuale che cambia il colore dei capelli in tempo reale sul tablet, e anteprima fotorealistica del taglio in pochi secondi. Due trattamenti diversi della privacy, dichiarati come tali: il colore non lascia mai il dispositivo, l'anteprima del taglio è generata su server UE previo consenso e non viene mai scritta su disco.
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Le note del parrucchiere — allergie alle tinture, patologie del cuoio capelluto — sono dati sanitari, non appunti. L'archivio delle clienti sta nel cloud per non perderlo quando un tablet si rompe, ma il server conserva buste che non può aprire: la chiave è derivata sul dispositivo, e al server arriva un verificatore, non la password. Un test legge la riga dal database e verifica che le parole scritte non ci siano.